Bonci raddoppia: a Lucca apre il secondo Pizzarium

Da domenica 25 giugno e’ ufficialmente aperto al pubblico – dopo la festa d’inaugurazione di sabato e l’anteprima per la stampa di venerdi’, a cui noi abbiamo partecipato – il Pizzarium di Lucca. Nessun errore: dopo aver portato pane, pizze e altri buonissimi prodotti del forno prima al vicino Panificio Bonci, poi nei “corner” in via Fracassini e al Mercato Centrale di Roma – e in attesa di aprire anche a Chicago – Gabriele Bonci inaugura il suo primo Pizzarium italiano al di fuori di Roma, aperto con la formula del franchising insieme all’imprenditore e ristoratore toscano Massimo Minutelli, quello de La Griglia di Varrone.

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Nativa, la nuova pizza di Franco Pepe

La pizza può ancora evolversi? A quanto pare si! Lo ha sostenuto Enzo Coccia a dicembre durante la presentazione del nostro libro da Gourmeet, in compagnia di Ciro Salvo e Gino Sorbillo, e lo ha dimostrato Franco Pepe la scorsa settimana quando a Erbusco, presso La Filiale de L’Albereta Relais & Chateaux, è stata presentata Nativa, la nuova pizza a base di farina di grano Monococco Shebar®, nata dalla collaborazione di Franco con il Molino Piantoni di Chiari (BS) e l’Università degli Studi di Brescia.

La Filiale

Stiamo parlando di una pizza gustosa, sana e soprattutto, ad alta digeribilità. Tutto questo grazie al monococco, un grano antico che permette di fare un impasto a basso indice di assorbimento glicemico coltivato a Cigole, nei terreni intorno al Molino Piantoni, che ha una resa un quarto, o meno, del frumento tradizionale. Il cereale, adattabile a diversi contesti produttivi, è indicato per un’agricoltura a basso impatto ambientale perché resiste bene allo stress e non necessita dei pesticidi.

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Inoltre la farina prodotta con il monococco Shebar® ha delle proprietà uniche: ha un basso tenore di glutine, lievita poco ed è molto indicata per la produzione di alimenti a elevato profilo nutrizionale: infatti contiene il 19,3% di proteine, 94,40 g/kg di vitamina E e 41,70 mg/kg di ferro. Inoltre, grazie alle sue alte qualità, si sta imponendo come cereale in risposta alle intolleranze verso i grani moderni essendo che il tasso di glutine naturale non supera il 7 %. Così gli amidi contenuti nel monococco hanno le potenzialità per essere meglio assorbiti rispetto al frumento di grano duro e quindi non causare gonfiore di pancia regalando, al contrario, una piacevole sensazione di leggerezza.

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La pizza Nativa ha un colore più scuro rispetto a quella tradizionale, è sottile e non ha il classico cornicione alto alla napoletana. Gli ingredienti per la farcitura sono totalmente vegetariani e vegani: pomodoro, hummus di avocado e ceci di Cicereale completati con germogli di rucola selvatica che regalano sensazioni fresche e pungenti.

NativaQuesta pizza nasce dal felice collaborazione tra Franco e Fabio Abbattista, executive chef del Ristorante LeoneFelice e del VistaLago Bistrò de L’Albereta, che così ci raccontano: “Il monococco nell’impasto presenta non pochi problemi: mi piaceva l’idea di lavorare con qualcosa di antico, ma ho dovuto fare molte prove, accelerando i tempi di lievitazione e riducendo le quantità di sale. Volevo ricreare ricordi e sensazioni di un sapore e un gusto dimenticato perché se crei un bel ricordo, il cliente sta bene e poi ritorna” ci spiega Franco Pepe.

 

 

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 “Lavorare con Franco – commenta Fabio –  mi ha dato tantissimi stimoli: ho cercato di creare un topping vegetariano, sano e adatto agli intolleranti ai latticini ma che fosse comunque goloso. L’hummus di ceci di Cicereale, Presidio Slow Food di Cicereale, regala un sapore dolce e delicato che lega bene con l’avocado, mentre il pomodoro infornato con origano e peperoncino aggiunge sapore”

E dopo questa bella novità con cosa ci stupirà la prossima volta Franco Pepe? Aspettiamo fiduciose.

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Alla scoperta di “Concettina ai tre santi” al rione Sanità di Napoli

Era una promessa: la prima volta che sono a Napoli vengo a trovarti. Ed è stata mantenuta. Circa un mese fa sono stata da Ciro Oliva, si quel Ciro Oliva che nella fredda Milano è riuscito a portare un po’ di calore napoletano durante l’evento Che Pizza! e che alla La Città della Pizza ha fatto cantare le persone in fila mentre aspettavano la sua fritta.

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La sua pizzeria, Concettina ai tre santiConcettina ai tre santi, si trova nel quartiere Sanità di cui troppo spesso si occupa la cronaca partenopea: è lì dal 1951, da quando la bisnonna vendeva la pizza fritta su un bancone, come voleva la tradizione.

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Oggi Ciro sta dando nuova vita al locale scegliendo di rimanere nel quartiere che ha dato i natali a Totò e mettendo al lavoro “i ragazzi di qua” insegnando un mestiere e coinvolgendoli nei suoi progetti. Una grande famiglia al maschile che si muove perfettamente coordinata da Ciro, con la supervisione del padre, veloci ed efficienti, ognuno con le sue mansioni e i suoi spazi.

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La pizza è buona. Non ci sono dubbi. Ma la cosa che più mi ha colpito è il lavoro, certosino e innovativo, che sta facendo sulle materie prime – fior di Latte dei monti Lattari, provolone del Monaco Dop, filetti di alici e colatura tradizionale di alici di Cetara, pomodorino del Piennolo Giallo, Antico Pomodoro di Napoli Miracolo di San Gennaro, oli extravergine di oliva e frutta e verdura di stagione –  e sulle farciture: mai banali, sostenute e divertenti, intriganti ed equilibrate, piacione ma raffinate, ricercate ma tradizionali, che si avvicinano alla cucina d’autore senza perdere l’identità della pizza.

Trattamento da privilegiata per me, che ho mangiato “l’impossibile” in un crescendo di sapori che mi hanno piacevolmente sorpresa e confermato che Ciro sta percorrendo un suo cammino molto personale, quasi un  “andare oltre”…

Per dare un’idea, questo è tutto ciò che è passato dal mio tavolo, dolci compresi (interessanti ma su cui, secondo me, deve ancora lavorare) nella sua degustazione secondo Ciro (su prenotazione, a 25 euro caduno bevande escluse con 9 assaggi più piccola pasticceria e dessert) in questo caso leggermente allargata.

Amuse bouche stuzzicanti come la classica montanarina in versione piccante soffice e croccante

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pizza fritta con crema di peperoni verdi, tonno marinato, ricotta di Fuscella di Bufala, zeste di limone di Sorrento Igp e sale a scaglie

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“panino” A Purpetta di Nonna Concetta che riporta a un sapore antico con la polpetta fritta messa nel ragù e completata con Parmigiano Reggiano 48 mesi e basilico.

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e infine il panino con crema di carciofi, carciofi arrostiti, provola, prosciutto crudo di Parma che gioca su sapidità e dolcezza degli ingredienti.

Le pizze: la Margherita con Pomodoro San Marzano Dop, Fior di Latte, Pecorino, Basilico e Olio evo.

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la Cosacca con Antico Pomodoro di Napoli, Pecorino Bagnolese stagionato 24 mesi, basilico e olio Evo.

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la Margheritissima con pomodoro fresco di stagione, provola affumicata, basilico e Parmigiano Reggiano 96 mesi di stagionatura

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Pizza Fritta Parthenope con ricciola marinata e affumicata, ricotta di Fuscella di Bufala, alghe di Mare disidratate e zest di arancio

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la salsiccia e friarielli con latte affumicato di bufala cotto, in un gioco caldo/freddo piccante/fresco,

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pizza Fondazione San Gennaro (bianca o rossa con Pomodoro San Marzano DOP) con provola affumicata, briciole dei taralli “nzogna e pepe”, basilico, olio Evo e Salame di Napoli e provola affumicata all’interno del cornicione.

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la  pizza ‘O rrau’ dove su una base di fuscella di bufala viene versato con un mestolo del ragù fatto con pomodoro passato San Marzano, carne di manzo, di maiale (gamboncello, “tracchi e cotenne”), polpetta e sugna e completata con Parmigiano Reggiano a scaglie stagionato 48 mesi, pepe e basilico.

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l’assaggio di Costiera con bufala, zest di limone e basilico.

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I dolci

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Tanti i suoi progetti, molti per i bambini, a cui tutti possiamo contribuire, come quella della “Pizza sospesa” per offrirla, con soli 2,50 euro, a chi non può permettersela.

E per chiudere in bellezza ho avuto la fortuna di fare una passeggiata notturna con lui nel rione Sanità, per scoprire la prima casa dove ha vissuto Totò, le tante chiese in bella mostra e l’anima silenziosa e bella della gente della notte.

 

Concettina ai Tre Santi
Via Arena della Sanità, 7 Bis
80137 Napoli
tel. 081 290037

Incontri di pizza e la cucina salvavita

Non si può certo dire che Franco Gallifuoco passi il tempo a girarsi i pollici.
In pochi anni ha dato una nuova veste alla sua vecchia pizzeria nei pressi della stazione di Piazza Garibaldi di Napoli e l’ha fatto sia dal punto di vista estetico e strutturale, apportando modifiche significative per meglio ospitare i suoi clienti e rendere il servizio più veloce, sia dal punto di vista qualitativo, mirando all’acquisto e utilizzo di prodotti di prima qualità, ma anche studiando un impasto migliore, più digeribile e più sano elaborando così un menù più ricco e variegato.
Franco non si stanca delle sfide, anzi, ne accetta sempre di nuove appena può. Difatti, nel suo menù potrete trovare alcune ricette del libro “La cucina salvavita” scritto da Santa Di Salvo, giornalista specializzata nel settore enogastronomico, e Cesare Gridelli, oncologo e autore di numerose pubblicazioni scientifiche.

Franco e la sua “Costiera”

Nell’immaginario collettivo una cucina sana corrisponde ad un piatto insipido. In questo libro di ricette e piccole consapevolezze, i due autori cercano di sfatare questa credenza, invogliando il lettore ad utilizzare prodotti che possano apportare benefici al corpo umano e sconsigliando alcuni tipi di cottura che al contrario potrebbero, nel tempo, causare problemi.

L’autrice Santa Di Salvo con Laura Gambacorta

Sono da molto interessata alla cucina consapevole e sfogliando il libro devo dire che gli autori hanno fatto un ottimo lavoro. Questo non è un libro di dieta intesa come conta-calorie, piuttosto il termine dieta preserva il suo vero significato ovvero “stile di vita”. Nel libro sono presenti piccoli spot esplicativi sui superfood come curcuma e zenzero, ma anche sui cibi che da sempre sono sulle nostre tavole ai quali non abbiamo mai pensato dal punto di vista salutare, come tutte le crucifere (cavoli, broccoli, etc) oppure dei semplicissimi pomodori.

E così Franco Gallifuoco con l’aiuto di Laura Gambacorta e la presenza di Santa di Salvo ha presentato alcune delle ricette tratte dal libro e che avrà in menù per promuovere una cucina più sana. Ha preparato per l’occasione le barche di melanzane ripiene di spaghetti alla puttanesca…vi sembra ancora così insipida la cucina salutare?

Ne ha approfittato per invitare l’amico Pierluigi Police, pizzaiolo patron della pizzeria O’Scugnizzo di Arezzo e fare una jam session di pizze gourmet.

Franco ha aperto le danze con una freschissima pizza appena inventata per l’estate, alla quale ha dato il nome di “Costiera” condita con fiordilatte, marmellata di limoni, peperoncino fresco, alici e zest di limone.

Pierluigi Police, nato nel casertano e contento di tornare alle sue radici, ha omaggiato il sud con una Mediterranea con passata di pomodoro datterino, pomodorino confit, crema all’aglio e acciughe di Cetara. La sua seconda pizza invece parla del suo territorio d’adozione, la “Toscana” con crema di pecorino di Pienza, fave, soppressata di Grigio del Casentino, cipolla in agrodolce e olio evo.

Le birre del birrificio artigianale San Biagio hanno accompagnato l’intera serata, che si è chiusa in bellezza con lo strepitoso sorbetto al kiwi e spinaci di Pina Molitierno che è perfettamente in linea con l’etica del libro: zero zuccheri aggiunti e tanta salute!

Link per acquistare il libro “La cucina salvavita”

10 Diego Vitagliano

Ha un sorriso contagioso e molta voglia di fare, uno sguardo curioso e tante cose da raccontare. Un nome e un insegna che hanno qualcosa del predestinato. Stiamo parlando di Diego Vitagliano (il nome richiama quello del più noto calciatore argentino Armando Maradona) e della sua pizzeria, 10” (e anche qui il riferimento calcistico è un omaggio ai grandi numeri 10 quali Maradona, Totti o Del Piero).

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Napoletano verace ha aperto sul lungomare di Pozzuoli e si conferma uno dei giovani più interessanti della realtà partenopea. Ambizioso ma generoso, non si è montato la testa ma continua a lavorare con determinazione e voglia di fare. Non possiamo negare che ha una qualche dote di leader visto il buon rapporto che ha instaurato con il suo giovane e valido staff con cui si confronta continuamente.

La pizzeria, pensata per un pubblico giovane, è abbastanza spaziosa (120 coperti totali) con il dehors esterno e le due ampie sale interne con il classico forno a legna bene in vista.

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I suoi impasti indiretti sono fatti con un blend di farina di tipo 0, germe di grano e tipo ,  36 ore di lievitazione a temperatura ambiente per un alta digeribilità. Le sue pizze, dal bel cornicione alveolato, detto anche “a canotto”,  sono di tipo napoletana ma molto leggere e la fetta regge bene i magnifici ingredienti che mette sopra.

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Farcite al 70% con i prodotti di eccellenza dei Campi Flegrei hanno il privilegio di poter disporre, da qualche mese, di un orto personale “KM ZERO“a Monte di Procida dove i fratelli Colandrea lo aiutano nella gestione e coltivazione e curano la recente serra dove vengono piante “primizie”, come il basilico riccio napoletano o i peperoni verdi.

Con la bella stagione, alle pizze classiche

ha aggiunto 4 pizze dell’orto:

Cianfotta Putcolana con gli ortaggi dei Campi Flegrei

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Carettiera Flegrea con i peperoncini verdi dei Campi Flegrei

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Limoncina Procidiana con i limoni dei Campi Flegrei

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Percochina fresca con le pesche col pizzo dei Campi Flegrei.

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Amplia la carte delle birre artigianali – tra cui la 10 fatta ad hoc per Diego da birrificio Valsugana – e del vino con etichette del territorio.

Immancabili, oltre ai classici, i fritti dell’orto a km 0 come le patate alla monachina, con provola di Agerola, grana campano e prezzemolo, le crocchette di zucchine con granella di nocciola o le pettole dorate alla melanzane.

10 Pizzeria
Corso Umberto I, 167/169 (lungomare di Pozzuoli)
Pozzuoli
Aperto tutti i giorni a cena

 

Berberè apre a Roma

Buone notizie sul fronte pizza a Roma: ha aperto ieri Berberè, pizzeria nata a Bologna nel 2010 grazie alla felice intuizione dei fratelli Matteo e Salvatore Aloe che, in pochi anni, hanno aperto a Castel Maggiore, Firenze, Torino, Milano, Londra mantenendo qualità e bontà a prezzi accessibili.

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Salvatore e Matteo Aloe

A pochi passi dal MACRO, nel quartiere Nomentano di Roma, Berberè approda in una zona di grande fermento enogastronomico. Il locale, accogliente e giocoso, è composto da diverse sale su due piani per circa 80 coperti (e un dehor esterno con circa 30 posti a sedere), un forno elettrico con piano cottura in materiale refrattario e la cucina a vista visibile su più lati “perché non è bello chiudersi in un posto chiuso e non avere il contatto con il cliente” commenta Matteo Aloe.

 

Anche qui grande cura per i dettagli e un certo mood vintage con pezzi di antiquariato originali e contemporanei mixati a elementi grafico-artistici ipercolorati che rivisitano le icone del classicismo romano in versione pop, come l’immagine di due lupe dai colori vivi che giocano fondendosi l’una nell’altra, un chiaro omaggio a Roma.

 

Ma veniamo alla pizza. Ne abbiamo assaggiate molte e, dobbiamo ammetterlo, erano tutte molto buone. Un impasto leggero dove si sente sia al palato che al naso la presenza della farina semintegrale, biologiche macinate a pietra. Anche qui viene usato lievito madre vivo rinfrescato ogni giorno e una lenta fermentazione di 24 ore. Le pizze, divisa in 8 porzioni, hanno un cornicione non particolarmente pronunciato dotato di alveoli e la fetta, non troppo sottile, tiene bene le varie farciture senza piegarsi mantenendo una delicata e fragrante croccantezza.

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Menù stagionale composto da quindici pizze (con una particolare attenzione per le proposte vegetariane) e uso di prodotti, molti dei quali certificati biologici, provenienti da contadini e allevatori scelti secondo parametri di lavoro, di impiego della terra, di lavorazione delle materie prime a “zero compromessi” quali, per esempio, il Pomodoro fiaschetto di Torre Guaceto, il Fiordilatte bio Querceta, le carni della Macelleria Zivieri di Monzuno (BO), i capperi di Salina, la bufala bio Ponterè di Cancello di Arnone, così come alcuni prodotti Libera. Queste le pizze assaggiate:

Piselli in crema, cipolla bianca saltata e olive taggiasche

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Mozzarella di bufala di caserta, pomodoro e basilico

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Zucchine, patate arrosto, maggiorana, feta, fiordilatte

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Pancetta arrotolata, pecorino romano, pomodoro

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Pomodoro melanzane al forno, ricotta affumicata, basilico

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Coppa estiva di Mora Romagnola, stracciatella, fiordilatte e olio all’arancia

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‘Ndujia di Spilinga, caciocavallo, pomodoro

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Prosciutto cotto di Mora Romagnola, peperoni al forno, pomodoro, prezzemolo

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Acciughe di Cetara, pomodoro, cipolla rossa di Tropea, limone e origano

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I prezzi, onesti e popolari, vanno da 5,90 € per la pizza pomodoro, aglio e prezzemolo a un massimo di 13,50 € per quelle riccamente farcite con salumi. Anche a Roma troviamo la formula condivisione che permette di provare più pizze, servite un po’ alla volta tra i commensali, accompagnate da birre artigianali e un’accurata carta di vini sia al calice che in bottiglia.

Mi sa che torneremo presto perché non abbiamo assaggiato i dolci (ma li abbiamo visti…)

 

Il locale è aperto tutte le sere 7 giorni su 7 dalle 19.00 alle 23.30 e a pranzo il sabato e la domenica dalle 12.30 alle 14.30.

Berberè pizzeria Via Mantova 5Roma

tel. 06. 45 65 43 90

http://www.berbere.it

Andrea Berton e la pizza di Dry a Vinoforum

Memore della bella esperienza da Dry, non potevo farmi sfuggire la serata di ieri a Vinoforum dove, nella sezione Maestri in cucina Ferrarelle, il pizzaiolo Simone Lombardi preparava le sue pizze insieme allo chef, nonché patron della pizzeria milanese, Andrea Berton.

Come racconta lo chef bi stellato “la pizza è stata interpretata nelle sue varie forme e sapori”, quindi si comincia con una semplice focaccia con alice marinata e burro all’olio extravergine di oliva, un grande classico che non delude mai.

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Si prosegue con un risotto alla pizzaiola dove il riso Carnaroli viene cotto nell’acqua di governo della mozzarella e abilmente mantecato dallo stesso Berton con crema di mozzarella, per poi venir impiattato su una base di crema di olive e “condito” solo con polvere di pomodoro Datterino disidratato, origano, basilico e porro, un risotto che richiama odori e sapori della pizza appena sfornata in un sapiente gioco di acidità, sapidità e dolcezza.

Dopo il piatto dello chef è il momento di Simone che presenta in anteprima la sua pizza al contrario dove il disco bianco diventa il piatto edibile che viene condito solo dopo la cottura. “La pizza rovesciata è ispirata a un piatto libanese. L’impasto è fatto con metodo indiretto con biga usando un blend di farine 0 e 1 con 48 di lievitazione. Il panetto viene allargato a mano, bucherellato con la forchetta, cotto in forno e poi schiacciato per dare l’effetto del piatto. L’idea era quella di fare della pizza un contenitore per gli altri ingredienti, che in questo caso sono melanzana alla brace dal retrogusto affumicato, pesto di basilico, pomodoro candito e una delicata ed intrigante crema di yogurt italiano e sale” ci racconta Simone coadiuvato da un fornaio/pizzaiolo d’eccezione quale è Andrea Berton. Un pizza con evidenti richiami orientali e che è solo la prima di molte altre sperimentazioni in corso che saranno nel menù di Dry 2 da settembre.

In chiusura la pizza meringa, forse l’esperimento meno convincente ma gradevole e non stucchevole.

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Cena interessante dove non sono mancati creatività e spunti innovativi, ma anche un bel lavoro di squadra, come si vede dalle foto, dove nessuno ha paura di sporcarsi le mani e il tutto è stato scandito da ritmi regolari e precisi per una pizza buona fuori dal comune. In attesa di andare presto a Milano per provare la seconda insegna di Dry possiamo solo dire “Attenti a quei 2”.

Emiliano Aureli alla Taverna dei Corsari: la buona pizza (e non solo) in Sabina

Una piacevole passeggiata da Roma – circa un’ora di strada – porta fino in Sabina, la storica regione laziale consacrata alla coltivazione dell’olivo e alla produzione di olio (e non solo, naturalmente) fin dall’antichita’. E’ stato proprio l’extravergine – per motivi di piacere e di lavoro – a portarme ed alcuni amici fin qui una domenica di un paio di settimane fa: dopo un pomeriggio trascorso tra panorami distensivi sulle colline verdeggianti e  una veloce visita alla bella Abbazia di Farfa per poi dedicarci a quella piu’ approfondita al Museo dell’Olio di Castelnuovo, alla sera ci siamo concessi anche una sosta golosa – naturalmente a base di pizza! – e siamo andati a trovare Emiliano Aureli alla Taverna dei Corsari di Montopoli in Sabina. A farci compagnia c’era anche Johnny Madge, un caro amico che organizza bellissimi tour alla scoperta della Sabina olivicola ed e’ in parte “responsabile” della bella selezione di olio extravergine del locale, da quelli sabini al resto d’Italia.

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La pizza di Lievità a Milano

E’ stata una meravigliosa scoperta la pizza di Lievità, assaggiata durante il congresso di Identità Golose a Milano.

Per comodità sono andata nella sede storica, quella di via Ravizza (da qualche mese ha raddoppiato e ha aperto un altro locale in via Sottocorno, molto più grande mi dicono), piccola e accogliente, dove non è possibile prenotare ma la fila fuori non manca mai!

Patron della pizzeria il giovane Giorgio Caruso di origine campane che ha saputo stregare il capoluogo meneghino con il suo disco bianco “condito” solo con prodotti di alta qualità.

 

Interessante il menù: solo 12 pizze dove il meglio del pomodoro Made in Italy la fa da padrona e si combina con ingredienti mai banali che spesso arrivano direttamente dalla Campania. Pizza napoletana la sua, con un bel cornicione pronunciato – senza esagerare – e un impasto fatto con lievito madre “homemade” leggero, gustoso e facilmente digeribile.

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Le pizze classiche della tradizione – Margherita e Marinara – vengono declinate con pomodori diversi, uno più buono dell’altro, che rende difficile la scelta! Così, per esempio, troviamo la salsa di San Marzano DOP o i Filetti di San Marzano con il fiordilatte di Agerola, i pomodorini del Piennolo del Vesuvio DOP con la mozzarella di bufala Campana DOP, il pomodoro giallo del Vesuvio con la ricotta, il pomodorino Tigrato con la provola affumicata e il Corbarino con capperi di Salina BIO, olive nere di Caiazzo, aglio rosso di Nubia e origano selvatico di Salina.

 

Non manca il calzone classico con scarole ricce crude, capperi di Salina BIO, olive nere di Caiazzo, uvetta di Pantelleria, pinoli tostati e alici di Cetara e le pizze più sfiziose come la Cozza ma buona con crema di cozze, filetti di pomodoro San Marzano a pacchetelle, fiordilatte di Agerola e zest di limone di Sorrento o la Fiorilli con fiori di zucca, pomodorini gialli Giagiù, fior di ricotta di Agerola, fiordilatte di Agerola, alici di Cetara e basilico fresco.

 

Immancabili per iniziare, e assolutamente da assaggiare, i fritti d’autore tra pizza fritta, crocchè e bocconcini di mozzarella dorata, e i dolci de “il giardino di Ginevra” come, per esempio, la Rosa dei Venti una cheesecake con ricotta di bufala, agrumi, limone, biscotto ai pinoli sabbiati e caramello di basilico, il Guappetto con pan di bufala (panettone con panna di latte di bufala) inzuppato di Guappa (liquore a base di latte di bufala), cremoso bianco al cioccolato e pasta di nocciole IGP, biscotto croccante alle nocciole, cremoso al cioccolato fondente e Guappa, o la classica Pastiera napoletana.

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Pizzeria Lievità

Via Ravizza, 11 – 20149 Milano

Pranzo 12:00 – 15:00
Cena 19:00 – 24:00
Aperto 7 giorni su 7

 

 

L’Italia vince a Las Vegas!

Mentre noi a Roma eravamo impegnate ad assaggiare a La Citta’ della Pizza, molti pizzaioli italiani – assenti giustificati alla manifestazione romana – erano negli USA per partecipare all’International Pizza Expo di Las Vegas, punto di riferimento per tutti gli operatori del settore, e soprattutto alla sfida dell’International Pizza Challenge, una delle più importanti competizioni mondiali. Con ottimi risultati per l’Italia e soprattutto per il nostro Meridione: e’ stato infatti il pizzaiolo catanese Luciano Carciotto, allievo del maestro sorrentino Antonino Esposito, a vincere il titolo Pizza Maker of the Year 2017 nella categoria Traditional International.

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