Al Piccolo Buco una buona pizza!

La domanda e’ di quelle capaci di terrorizzare il piu’ esperto critico e giornalista gastronomico, ancor piu’ se si occupa di pizza: “Mi consigli un ristorante a Roma, in centro, che possibilmente faccia una buona pizza e dove non si spenda una fortuna?”. Fino a qualche tempo fa l’unica risposta possibile era Emma, la pizzeria di Francesco Roscino (in collaborazione con i fratelli Roscioli) vicino a Campo de’ Fiori, dove si puo’ trovare una buona versione della pizza romana – sottile e un po’ croccante – con condimenti di qualita’ ma pure qualche piatto di cucina e la selezione di ottimi prodotti di Roscioli. Piu’ difficile rispondere a chi desiderasse invece una pizza di stile piu’ “napoletano”, con il cornicione piu’ pronunciato e dalla consistenza piu’ soffice. Missione impossibile, anzi, avremmo detto fino ad ora. E invece, dopo averne sentito molto parlare ed essere finalmente riuscite ad andarci, adesso abbiamo una risposta piu’ che valida anche per questa seconda opzione: al Piccolo Buco, la pizzeria con cucina di Luca Issa a due passi dalla scenografica fontana di Trevi. Cosa volere di piu’?

Luca e’ un giovane simpatico e appassionato, romano di origini egiziane, che da poco piu’ di un anno ha rilevato la pizzeria del padre Houssan trasformandola in un grazioso ristorantino (il “piccolo” dell’insegna non e’ un vezzo) con un menu che comprende soprattutto pizze, focacce e calzoni ma anche bruschette, selezioni di salumi e formaggi, primi piatti della tradizione romanesca e secondi di carne.

Tutto a base di materie prime di grande qualita’ – come pure i condimenti delle pizze – con tanto di “nome e cognome”: dai diversi tipi di pomodoro dell’azienda pugliese Paglione o di Gustarosso al fiordilatte di Agerola dei Monti Lattari, dalle carni della Macelleria Feroci ai sottoli di Agnoni, dal prosciutto San Daniele Dok Dall’Ava alle uova San Bartolomeo, senza dimenticare l’extravergine d’Itrana di Quattrociocchi o di altri produttori italiani di qualita’.

Stessa ricerca e cura vale anche per l’impasto, realizzato con farine bio del Mulino Marino (farina di farro bianco tipo 2 e 00) impastate con acqua Plose (dalle Dolomiti), sale bretone Le Guerandais, olio extravergine di Itri e lievito fresco e fatto maturare e lievitare per 72 ore a freddo. Il risultato e’ un disco piuttosto soffice e digeribile, appena un po’ “panoso” per via delle farine utilizzate ma non pesante, dal cornicione piuttosto pronunciato che sembra strizzare l’occhio alle recenti tendenze campane.

La scelta e’ piuttosto ampia, tra pizze classiche, quelle piu’ elaborate sia rosse sia bianche, i calzoni e le focacce, condite a crudo dopo l’uscita dal forno, con prezzi che oscillano dagli 8,5 euro della Marinara (con passata di pomodoro Prunill, origano dell’Etna, aglio rosso di Nubia e olio exravergine di Itri a crudo) fino ai 16 della pizza rossa con Culatello&Rucola.

Noi – dopo un ottimo antipasto a base di burrata, alici del Cantabrico e sottoli – abbiamo voluto assaggiare due versioni diverse della Margherita: quella “classica” (con passata di pomodoro Prunill, fiordilatte di Agerola tagliato a mano, basilico fresco ed extravergine) e quella della Tradizione Napoletana (con aggiunta di Parmigiano Reggiano Vacche Rosse 46 mesi), entrambe molto buone con la mia personale preferenza per la versione con Parmigiano, soprassedendo invece su quella con la Mozzarella di Bufala Campana Dop in cottura.

Al tavolo (eravamo in 4) sono arrivate anche una buona focaccia con pomodori del Piennolo, mozzarella di bufala e olive di Gaeta – anche se noi preferiamo la pizza a questa tipologia – e una squisita e golosa pizza bianca con fiordilatte di Agerola, pomodorino giallo, origano dell’Etna e Testun al Barolo – saporito formaggio piemontese a latte misto – con un filo di extravergine di Itri aggiunto a crudo, forse appena un po’ sguarnita di condimento verso i bordi.

IMG_8568Per accompagnare le pizze abbiamo scelto – da una carta non lunghissima ma ben fatta e con ricarichi onesti – un buon vino campano, il Greco di Tufo di Villa Cicogna.
E ci siamo fatte tentare anche dal dolce, assaggiando il goloso tiramisu’ della casa con uova bio, mascarpone artigianale di Volpetti, savoiardi artigianali sardi di Giovanni Moro e scaglie di cioccolato hawaiano. Come ci ha raccontato lui stesso, Luca ha infatti un amico che vive alle Hawaii che gli ha fatto scoprire questo buonissimo cioccolato fondente – di cui ci ha gentilmente offerto anche un assaggio “in purezza” – di cui adesso, poverello, deve andare a fare scorta di tanto in tanto!
Che tocca fare per accontentare i clienti 🙂

Nel complesso un ottimo indirizzo, sicuramente da consigliare – e in cui tornare – se si decide di voler cenare in pieno centro senza arrendersi alle trappole per turisti!

Piccolo Buco
Via del Lavatore 91 – Roma
Tel. 06.69380163
www.pizzeriapiccolobuco.it

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