L’Antica Pizzeria da Michele, dal cuore di Napoli a Roma (e oltre)

Piu’ che una pizzeria e’ un vero e proprio mito: tanto per chi ci va apposta da fuori quanto per chi, come me, è nato e cresciuto a Napoli e si ricorda come un piccolo evento la decisione di affrontare la fila perenne davanti al locale per conquistare uno dei tavolini di marmo a cui sedersi per mangiare al volo una pizza: marinara o margherita, o al massimo la variante con meta’ e meta’.

Sto parlando, naturalmente, dell’Antica Pizzeria da Michele, conosciuta anche solo come da Michele. Avviata nel 1906 da Michele Condurro – la cui famiglia faceva pizza al 1870 – dove successivamente sorse l’ospedale Ascalesi, fu poi spostata, nel 1930, nell’attuale locale in via Cesare Sersale. Sul sito campeggia ancora la scritta “unica sede in Italia” ma in realta’ non e’ piu’ cosi’.

Da qualche mese, infatti, L’Antica Pizzeria da Michele ha aperto anche a Roma (se ho capito bene in franchising), all’interno della sede del museo Explora in via Flaminia 82. Dovrebbe essere imminente, poi, anche l’apertura della sede londinese. A creare ancora piu’ confusione, la notizia dell’apertura a Milano risalente, però, a novembre scorso: in quel caso si trattava della sede milanese della pizzeria Da Michele – I Condurro, avviata prima a Napoli a Fuorigrotta e poi nel capoluogo lombardo da uno dei nipoti del fondatore che porta il suo nome ma si e’ distaccato dall’attivita’ originaria.

Insomma, per ora la sede romana e’ l’unica alternativa – almeno in Italia – a quella partenopea, e se per alcune cose rispecchia la tradizione di famiglia per altre se ne discosta. Noi siamo andate a provarla a pranzo di un giorno infrasettimanale perche’ non e’ possibile prenotare e avevamo letto di lunghe file. Fortunatamente siamo arrivate presto e non abbiamo avuto nessun problema a trovare un tavolo (il locale si e’ poi riempito ma comunque senza file). Credo che la sera e nel week end sia decisamente piu’ difficile avere facilmente un tavolo .

Il locale, dicevamo, e’ decisamente piu’ ampio di quello napoletano, con uno spazio “soppalcato” che accoglie qualche tavolo proprio sopra al forno e al banco, in bella vista. Moderno e piuttosto spartano, e’ decorato con alcuni poster che ricordano le origini partenopee, incluse le famose “poesie”dedicate alla pizza affisse nel locale in via Sersale. Qualcuno lo ha trovato squallido ma a noi non e’ dispiaciuto piu’ di tanto, e’ arioso e semplice come si addice a una pizzeria che fa grandi numeri e non bada troppo ai fronzoli.


Decisamente piu’ ampia la scelta delle pizze, oltre a fritti e sfizi, taglieri di salumi e formaggi, mozzarella o verdure per ingannare l’attesa: alla Marinara, in formato normale (7,5 euro) o maxi (9 euro), e alla Margherita (sempre a 7,5 euro, con l’opzione della “doppia mozzarella”, che poi dovrebbe essere fiordilatte di Agerola come riportato tra gli ingedienti, a 9 euro) sono state aggiunte le “pizze della tradizione napoletana con prodotti di eccellenza” quali la Napoletana (pomodoro, fiordilatte di Agerola, alici di Cetrara, origano e capperi, 11 euro), ‘O Cazone (calzone al forno ripieno di cicoli e salame di maiale nero casertano, provola di Agerola, ricotta e Parmigiano, con il pomodoro sopra, a 13 euro) e la Pizza Fritta (ripiena con gli stessi ingredienti del calzone al forno, sempre a 13 euro). Come si nota, anche i prezzi sono decisamente diversi da quelli napoletani e piu’ o meno allineati a quelli romani.

Noi abbiamo scelto una Margherita “standard” e ‘O Cazone. Purtroppo le nostre aspettative sono state abbastanza deluse in entrambi i casi ma c’e’ da dire che erano piuttosto alte (e poi prima avevamo anche assaggiato un pezzo di pizza al taglio di Bonci).
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La Margherita, come da tradizione, e’ molto larga e va ben oltre il piatto, la cosiddetta pizza a ruota di carro. L’impasto, pero’ ci e’ sembrato abbastanza sciapo se non “dolce” (per mancanza di sale, appunto). Il condimento era discreto ma non uniforme – infatti abbiamo lasciato una larga parte di pizza vicino al cornicione che era appena “sporca” di pomodoro”- ma soprattutto aveva un sapore complessivo che non mi convinceva del tutto: mi ricordava lontanamente leffetto del formaggio a pasta filata (i famosi filoncini) cotto ad alta temperatura o, ancora peggio, quello del formaggio con l’olio che avevo assaggiato sulle pizze newyorkesi, eppure il fiordilatte era vero fiordilatte; solo in un secondo momento mi sono ricordata dell’abitudine – sbandierata come un vanto e, ahime’, molto apprezzata da diversi amici napoletani – di usare l’olio di semi al posto dell’extravergine. Ecco cos’era!


Il calzone era sicuramente piu’ goloso per il suo ripieno generoso. Peccato solo che la ricotta fosse decisamente predominante, coprendo un po’ con il suo sapore (buono, ma zuccherino) gli altri ingredienti; e, soprattutto, peccato che in questo caso la cottura (o forse la stesura) non fosse per nulla uniforme, rendendo praticamente impossibile mangiare gli “angoli” del calzone – poco male, eravamo piene! – che nei punti piu’ crudi avevano un netto odore di lievito “fresco”.

Nel complesso, il giudizio e’ arduo: sicuramente, per chi ha nostalgia di una pizza autenticamente napoletana e “vecchio stampo”, Michele a Roma rappresenta una valida opzione, e sappiamo che c’e’ chi e’ stato piu’ fortunato di noi con le cotture. Ma oggi, per fortuna, a Napoli come a Roma, la pizza e’ nettamente migliorata; e così, come non vedo piu’ la necessita’ di fare un’ora di fila in via Sersale per mangiare una pizza solo discreta (sempre sorvolando sull’olio), anche a Roma personalmente preferisco spendere gli stessi soldi per andare a mangiare un altro tipo di pizza, non napoletana ma decisamente piu’ valida, a mio parere, e in locali dove si puo’ comodamente prenotare.

L’Antica Pizzeria da Michele
Via Flaminia, 82
Roma
tel. 06 3260 0432

 

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