Di Matteo, 80 anni che sanno di pizza

Nel 1936 Salvatore Di Matteo apri’ la pizzeria e friggitoria – all’epoca un piccolo negozio affacciato su via dei Tribunali – che nel corso degli anni sarebbe diventato uno dei nomi piu’ noti della pizza napoletana veracemente legata alla tradizione anche grazie all’iniziativa dei suoi due figli Nicola e Gennaro. La storia della famiglia Di Matteo legata alla pizza pero’ e’ ancora piu’ antica, visto che il padre di Salvatore – stesso nome dell’attuale pizzaiolo che ha raccolto l’eredita’ di famiglia – aveva gia’ aperto delle pizzerie prima della guerra. Domenica scorsa, Salvatore Di Matteo – quello attuale, naturalmente  – e le sue cugine hanno voluto celebrare questo importante traguardo della pizzeria di famiglia, con una serata a cui hanno preso parte amici vecchi e nuovi e clienti affezionati oltre al sindaco della citta’, Luigi De Magistris. Io sono stata chiamata come “cerimoniera” della serata e mi ha fatto piacere condividere con tutti loro, e anche con qualche ospite arrivato dall’estero, questa serata.


Salvatore e’ nato e cresciuto tra farine e impasti ma aveva preso un’altra strada, alla ricerca della sua giusta autonomia. E’ tornato a guidare la pizzeria e a mettere in pratica quanto aveva appreso dal padre e dallo zio nel 2009 e da quel momento ha raccolto successi e riconoscimenti. Come dicevamo, la pizza di Di Matteo resta legata alla tradizione, non solo a quella napoletana ma in particolare a quella di via dei Tribunali. Che vuol dire pizze larghe e sottili, con il cornicione poco pronunciato, volutamente “popolari” e decisamente lontane da derive “gourmet” ma non per questo realizzate con meno attenzione. Salvatore infatti non disdegna l’innovazione a cominciare da un buon uso dei social media; non per nulla, la serata e’ stata raccontata in diretta su Instagram e Facebook anche dai ragazzi di EATammece.

Oltre a fare – e a insegnare a fare – la pizza, poi, insieme alla moglie Sarah cura l’associazione Terronian e il progetto Eccellenze del Sud che mette insieme prodotti di buona qualita’ selezionati da Salvatore stesso (che per loro mette a punto ricette e idee) e premia personalita’ del Meridione che si distinguono in ogni campo.

Ma veniamo a quello che abbiamo assaggiato domenica sera, accompagnato dai vini di Vigna Villae o da birra, ricordando anche che parte del ricavato della serata e’ destinato alla Protezione Civile per le zone colpite dai terremoti di agosto e settembre.


Siamo partiti con un abbondante assaggio della friggitoria di Di Matteo, in vendita al banco che affaccia sulla strada e che solitamente allieta anche le lunghe attese prima di avere il proprio tavolo: crocche’ di patate, arancini di riso al sugo di carne e la buonissima frittatina con provola, carne e piselli che Salvatore ha fatto diventare anche protagonista di un ripieno dedicato al calciatore Hamsik.

A seguire, la buonissima pizza fritta “affogato napoletano” con il ripieno messo a punto dallo chef Pasquale Palamaro, del ristorante Indaco dell’hotel Regina Isabella di Ischia, 1 stella Michelin: nuova, riuscita collaborazione tra pizza e alta cucina, era farcita con ricotta, mozzarella e moscardini affogati.

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Poi e’ arrivata la pizza vera e propria, quella al forno, che Salvatore ha saggiamenti diviso in 4 settori con altrettanti condimenti (margherita, marinara, salsiccia e friarielli e ricotta e ciccioli) per offrire una panoramica sul menu, battezzandola “le quattro stagioni napoletane”.

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Dopo un assaggio di norcineria (in cui c’era curiosamente anche del pesce spada affumicato) e’ arrivato il momento del brindisi con la bella torta commemorativa realizzata come omaggio dalla pasticceria Mignone, e soprattutto con le goduriose graffe fritte della tradizione, altro baluardo di Di Matteo che apre i battenti dalla prima mattina dando ristoro ai passanti con fritti dolci e salati.

Insomma una bella serata all’insegna della tradizione piu’ pura, per ricordarci ogni tanto che la vera pizza napoletana nasce in posti come questi, senza fronzoli ma con la sostanza, e senza il lavoro dei pizzaioli storici oggi non sarebbe arrivata dov’e’ riuscendo anche a ispirare la nascita di altre tipologie e altre “scuole” di pizza in tutta Italia e non solo.

 

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