La Buona Pizza a Faenza, una serata tra bonta’ e cultura

Altra tappa del tour di presentazione on the road – naturalmente – del nostro libro: questa volta, giovedi’ 17 novembre, siamo tornate a Faenza dopo poco piu’ di un anno dalla nostra visita per assaggiare, esplorare e raccontare ‘O Fiore Mio. Noi ci sentiamo molto fortunate perche’ questo lavoro, oltre a farci scoprire angoli incantati d’Italia e persone meravigliose, ci ha portato anche a presentare il libro in luoghi dove non avremmo mai pensato di poter portare la pizza. Dopo l’emozionante “prima” di luglio a Napoli, al Museo di Capodimonte, questa volta – grazie a Matteo Tambini e Davide Fiorentini – siamo state ospitate dalla bella Biblioteca Manfrediana di FaenzaBiblioteca Manfrediana di Faenza e dalla sua direttrice Daniela Simonini insieme al Vice Sindaco Massimo Isola. Con noi anche Giorgio Melandri, giornalista enogastronomico curatore di Enologica, e la giornalista americana Carla Capalbo che ha raccontato l’Italia bella e buona nei suoi libri ed e’adesso al lavoro su un nuovo titolo dedicato alla Georgia.

Ormai il dibattito tra Cultura alta e cultura bassa, e sull’opportunita’ o meno di considerare il cibo come parte della prima e mezzo di rappresentazione sociale e culturale di popoli e luoghi e’ ormai roba del passato. Pero’ fa sempre un certo effetto sentir dire da altri quello che noi stesse non avremmo mai avuto il coraggio di dire: e cioe’ che un libro come La Buona Pizza, oltre a essere un racconto goloso e speriamo avvincente, riesce anche ad unire in qualche modo i due ambiti. E’ quello che (ci) ha fatto notare il Vice Sindaco cogliendo raffinati rimandi letterari e cinematografici – dal primo capitolo dedicato a Stefano Vola e a Santo Stefano Belbo, luogo di nascita di Cesare Pavese, fino alla pizza protagonista del capitolo faentino: Racconto d’Autunno, come il film parte della quadrilogia delle stagioni di Éric Rohmer – e soprattutto la volonta’ di raccontare storie anche personali e sociali, non sempre facili, e luoghi poco noti attraverso la pizza.

Elemento, questo, che ci sta particolarmente a cuore pur senza avere naturalmente la pretesa di aver scritto un romanzo ne’ tantomeno un trattato di antropologia. Anche Giorgio Melandri, d’altro canto, ha sottolineato come il cibo, la cucina e i loro luoghi di elezione  – soprattutto quelli piu’ schietti e popolari come pizzerie e trattorie – si siano dimostrati anche piu’ efficaci dei ristoranti nel farsi veicolo di questo racconto di territori, prodotti e persone, e anche della loro riscoperta. Un elogio della semplicita’ che non e’ mai banalita’, anzi, e che si rivela vincente rispetto a una creativita’ a volte fine a se stessa. Anche se noi ribadiamo la nostra idea: ci piacciono tutte le pizze, da quelle tonde a quelle triangolari, dalla Marinara alle cosiddette “pizze d’autore”, fin tanto che sono buone e ben pensate. E la chiave sta quasi sempre nelle materie prime usate, e nel saperle dosare raggiungendo l’equilibrio finale. Altro punto toccato da Giorgio, esperto di vino: quello dell’abbinamento: secondo lui vuole il matrimonio con il vino invece che con la birra. A noi piacciono entrambi e infatti nel corso della serata non ci siamo tirate indietro in nessun caso! Altro elemento colto e sottolineato da Carla Capalbo, che ha offerto un rapido excursus delle migliori food writer della storia piu’ o omeno recente: le donne in questo campo sono sempre state forti, se poi sono in squadra ancora meglio (questo lo aggiungiamo noi!).

A proposito di materie prime, di filiera e di capacita’ di fare rete, poi, il caso di ‘O Fiore Mio e’ stato forse uno dei piu’ eloquenti del libro: Davide e Matteo sono riusciti a mettere a sistema e a “razionalizzare” quello che in altri casi e’ lasciato piu’ al caso o alla vicinanza, selezionando circa una trentina di fornitori – territoriali ma non solo – che a rotazione (in base alle loro scelte o alle stagioni) diventano co-protagonisti delle loro pizze. Non e’ un caso che fossero presenti Lucia e Andrea della Cantina San Biagio Vecchio – da cui arrivano ottimi vini e il raro grano Gentil Rosso usato per uno degli impasti – , Giuseppe Merlini – ex pizzaiolo di ‘O Fiore Mio, che ora lavora nella sua pizzeria ma continua a realizzare squisiti salumi di Mora Romagnola – e i ragazzi della Cantina della Birra che hanno offerto a tutti i presenti un brindisi con la Duchessa di Birra del Borgo.

La serata e’ proseguita nel modo piu’ consono: mangiando le buonissime pizze di ‘O Fiore Mio! (E poi con un assaggio della nightlife faentina, scoprendo due posti interessanti: L’Osteria della Sghisa e il ClanDestino).

Matteo e Davide hanno proposto una carrellata di assaggi: dalla pizza ‘O Fiore Mio – con impasto al Gentil Rosso, burrata, prosciuto crudo e olio Bonfanti selezione ‘O Fiore Mio – abbinata all’Albana Sabbiagialla di San Biagio Vecchio, alla vegetariana d’autunno –  fiordilatte, zucca e altri ortaggi di stagione inclusa una rondella di barbabietola marinata, ma le verdure cambiano ogni giorno secondo quello che porta il fornitore – abbinata all’insolito Mamma Mia! (chardonnay e malvasia) sempre di San Biagio Vecchio. Abbiamo proseguito con due pizze citate nel libro: Dall’Appennino al Vesuvio – viaggio in Italia in una pizza con fiordilatte, pomodoro, scalogno di Romagna e Parmigiano Reggiano con extravergine Selezione Alina della Tenuta Pennita – e lei, Racconto d’Autunno: di nuovo impasto al Gentil Rosso, funghi porcini spadellati, guanciale di Mora Romagnola croccante, raviggiolo, pere volpine e riduzione al vino Sangiovese. Per accompagnare il Sangiovese PorcaLoca di San Biagio Vecchio.

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Per finire – anche se al nostro tavolo su espressa richiesta e’ arrivato anche il “calzone Melandri”, dal semplice ma buonissimo ripieno con prosciutto cotto e formaggio, che ci ha ricordato quello da favola che Matteo ci aveva fatto assaggiare per pranzo da Gino Fabbri! – il dolce a base di mele Abbondanza al Sangiovese (quelle di Domenico Ghetti, custode di frutta antica di cui parliamo nel libro) e gelato alla vaniglia da provare con L’Equilibrista, la “birra champagne” di Birra del Borgo.

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