Pizza e solidarietà, #AMAtriciana e altre storie

Che il mondo della pizza – e della gastronomia in generale – sia molto attento all’aspetto “sociale” non è una novità. Sono tante le iniziative che si susseguono nel corso dell’anno, serate o giornate nate dall’idea di un singolo chef o pizzaiolo, da un gruppo di loro o da un’associazione benefica in cui il riunirsi per mangiare una buona pizza (o altro) si abbina a finalità benefiche, in generale per la raccolta di fondi da destinare a obiettivi specifici o in generale a qualche ente bisognoso. È una cosa bella, quella di riuscire ad unire la gola e il cuore, ed è bello lo spirito che di solito anima sia chi decide di partecipare sapendo che una parte della cifra “investita” va a fin di bene, sia chi invece ci mette l’idea e la fatica e riesce magari a tirare dentro anche qualche sponsor per rendere il tutto il più “efficace” possibile ai fini dell’obiettivo.

Certo, si può decidere di donare tutta la cifra riunciando all’uscita in toto, così come cuochi e pizzaioli possono decidere di donare un tot di tasca loro, in silenzio, e sappiamo che spesso lo fanno. Certo, per loro è in parte anche un’occasione di visibilità e auto-promozione ma sinceramente nella maggior parte dei casi a cui ci è capitato di partecipare – dalla Festa a Vico di Gennaro Esposito alle tante iniziative di Enzo Coccia con finalità benefiche diverse – non ci è mai sembrato che quello fosse il fine ultimo. E mai ci è venuto in mente di mettere in dubbio la buona fede di chi si sbatte a inventarsi cose simili, pensando che potesse intascarsi i soldi invece di versarli a chi promesso.

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Dispiace, perciò, leggere di tante polemiche – e perfino accuse – intorno all’iniziativa #AMAtriciana, nata di getto da un’idea di Paolo Campana (e anche di altri, praticamente in contemporanea, segno che l’idea era talmente naturale che viene difficile vederci secondi fini) subito dopo il terremoto che ha colpito così duramente la cittadina laziale a cui di deve l’origine di una delle ricette più amate della cucina italiana, insieme ad altri centri tra Lazio e Marche.
Partita pensando a cuochi e ristoranti che avrebbero devoluto 2 euro per ogni piatto di amatriciana venduto (qui gli aggiornamenti e la mappa dei locali aderenti, in tutto il mondo) si è presto allargata anche al mondo della pizza.

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Tra i primi ad aderire – decidendo anzi in alcuni casi di devolvere non solo una parte ma tutto il ricavato della vendita della pizza all’amatriciana messa in carta per l’occasione, così come alcuni chef hanno deciso di organizzare delle vere e proprie cene di raccolta fondi – sono stati Pasqualino Rossi, Marzia Buzzanca e Francesco Martucci, subito seguiti da colleghi da Nord a Sud, come Stefano Vola da Bontà per tutti e molti altri. Gabriele Bonci poi si è messo in moto attivamente per organizzare una giornata di raccolta fondi in zona, di cui vi racconteremo al piu’ presto.

Sinceramente non pensiamo che questo porti grande pubblicità ai loro locali ma che possa magari invogliare qualcuno in cerca di una buona pizza di scegliere proprio quella, per dare un contributo anche piccolo agli aiuti per le popolazioni colpite. Come è stato più volte ricordato, infatti, nelle zone terremotate non servono viveri o oggetti ma soprattutto soldi per garantire sistemazioni adeguate e tutta una serie di servizi in attessa di una ricostruzione che si spera sia il più rapida possibile.

Poi, se vogliamo iniziare a parlare di come vengono gestiti gli aiuti e soprattutto i fondi “normalmente” stanziati per la sicurezza e gli adeguamenti antisismici in Italia ne possiamo discutere per quanto vogliamo.

Ma lasciamo stare la pizza, anzi mangiamola se no si raffredda!

 

 

 

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2 pensieri riguardo “Pizza e solidarietà, #AMAtriciana e altre storie

  1. Anche a Londra si è sparsa la solidarietà, c’è chi ha devoluto parte del ricavato delle sue pizze in beneficenza e chi, come Silvestro di Sud Italia, addirittura tutto il ricavato. Nel secondo caso si può vedere solo l’intento umanitario, nel primo è normale che scattino le polemiche, soprattutto se si tratta di grossi nomi come Rossopomodoro.

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    1. Ciao Giuseppe, grazie per il feedback da Londra! Come scrivevamo, per noi e’ comunque un bel gesto e se puo’ servire che ben vengano anche i due euro o simili. Abbiamo dato un’occhiata al tuo blog e speriamo di vederti a Londra a fine mese, quando porteremo su La Buona Pizza! 🙂

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