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Tour Elementi del Molino Vigevano, ultimo atto

Una volta giudici, una volta moderatori. Se a settembre Luciana era in giuria per la tappa romana del Tour Elementi del Molino Vigevano, per il rush finale a Striano, in provincia di Napoli, c’ero io in qualità di moderatore al posto di Paolo Vizzari, all’estero per motivi di lavoro.

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La terza e ultima tappa del Tour Elementi Molino Vigevano (l’evento itinerante dedicato alla scoperta dei segreti dell’impasto perfetto ndr) ha messo a dura prova i pizzaioli provenienti da tutta Italia, che si sono dovuti confrontare tra capacità tecniche, sensoriali e creative.

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La giuria di esperti era composta da Cristian Torsiello, chef del ristorante una stella Michelin Osteria Arbustico (Valva- SA), Diego Vitagliano della pizzeria “10” (Pozzuoli), dalle giornaliste enogastronomiche Monica Piscitelli e Dora Sorrentino e dal designer Diego Granese, una giuria molto attenta, curiosa, coinvolta che ha dato molti spunti di riflessione ai partecipanti e al pubblico presente.

La gara era divisa in 3 differenti fasi:

  1.  dati 3 impasti bisognava riconoscere forza della farina, idratazione, ore di lievitazione, impasto diretto o indiretto;
  2. blind test: i pizzaioli bendati hanno dovuto capire di quale tipo di farina erano fatti i 3 impasti, usando tutti i sensi tranne la vista;

    3. i primi 6 classificati hanno potuto accedere all’ultima prova dove, in 10 minuti, hanno creato una pizza scegliendo una delle 3 basi precedentemente assaggiate e utilizzando 12 ingredienti selezionati dallo Chef Cristian Torsiello (tutti tassativamente del suo territorio come la nocciola di Giffoni, la mela Annurca, la alici di Menaica, il carciofo bianco di Pertosa, la Soppressata e salsiccia del Vallo di Diano, il tartufo nero… ) e presentandola alla giuria avendo cura di tenere pulito il ripiano.

Mentre si facevano le somme dei punteggi assegnati dai giudici, è emerso che il test con i peggiori risultati è stato quello dove sono stati bendati (malgrado molti pizzaioli davano per certo l’aver indovinato il tipo di farina utilizzata) e quasi tutti hanno usato ingredienti quasi banali, come pomodoro giallo e mozzarella, senza osare (anzi si sono lamentati che non c’era il basilico…).

Alla fine è risultato vincitrice la pizza proposta da Cosimo Pastore della pizzeria Break Snack di Benevento fatta con un impasto multicereali realizzato con la farina Moreschina Molino Vigevano, una farina di grano tenero “0” con germe di grano vitale e semi, condita con soppressata, datterino giallo, friarielli, provola di Agerola e olio extra vergine di oliva. Il vincitore dell’ultima tappa di Elementi si è aggiudicato una fornitura di 500 Kg di farina Oro Di Macina Molino Vigevano e l’esclusiva possibilità di svolgere una masterclass di 2 giorni con i maestri Molino Vigevano direttamente nella propria pizzeria.

A chiusura lavori sono stati coinvolti Christian Torsiello e Diego Vitagliano che si sono prestati a fare una pizza dai gusti e dalle consistenze contrastanti – base bianca con mozzarella in cottura, cicoria di campo a crudo condita con granella di nocciole, tartufo e olio extra vergine di oliva, soppressata e mela Annurca – dimostrando come gli ingredienti trattati nella maniera corrette e usando un pò di creatività possano aiutare a esaltare il disco di pasta bianca.

Una bella giornata, impegnativa, dove tutti sono andati via con il sorriso e, speriamo, qualche elemento in più di riflessione.

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Brisa a Bologna, pane, pizza e lieviti

Grandi fermenti in Emilia Romagna. Dopo i veneti, qualche cosa si sta muovendo anche tra i piemontesi e tra gli emiliani/romagnoli e, in attesa del nuovo locale di Beniamino Biliali (albanese di origine ma romagnolo di adozione) in Romania, vi vogliamo raccontare di un posto molto interessante che abbiamo provato a Bologna: Brisa.

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Brisa è nata dall’idea di quattro amici  – Davide, Pasquale, Enrico e Gregorio – che si sono incontrati a Pollenzo 3 anni fa, hanno fatto esperienze diverse nel mondo dell’arte bianco  – Gabriele Bonci o Davide Logoni per citarne alcuni – e poi hanno deciso di dare un valore personale a ciò che hanno imparato.

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Enrico

Accomunati da un amicizia nata tra i banchi di scuola e dalla convinzione di usare farine selezionate tra i migliori mulini italiani, dal Piemonte alla Sicilia – presto ci sarà la farina dei loro primi campi di diversi cereali coltivati in Abruzzo, a Nocciano, nell’azienda agricola di Pasquale – e lievito madre. sono riusciti, in meno di un anno, a farsi un nome tra i goderecci bolognesi, e non solo. Ottimi i lievitati e il pane, il bancone è tutto, o quasi per la pizza.

Qui la pizza è quella in teglia alla romana, fatta con un impasto di farina di grani teneri semi integrale macinata a pietra, pasta madre e un pò di lievito di birra, 24/36 ore di lievitazione tra cella frigorifera e temperatura ambiente e cottura in forno elettrico.

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Davide

Ma veniamo alle farciture, con materie prime di alta qualità (come il pomodoro per d’Abruzzo) e tipicità del territorio. Ecco qualche esempio.

Pizza rossa classica (o base)

Pizza rossa classica

Pomodorini, olive taggiasche e mozzarella abruzzese / Radicchio, patate e mozzarelle

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Crema di zucca e cavolo verza / Pomodoro, stracciatella e origano

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Pomodoro, melanzane e parmigiano / Marinara

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Pomodorini, mozzarella e patè di olive / crema di cerchia e pancetta

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Pomodoro, pesto di pomodoro e rucola

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Patate

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Margherita

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Crema di zucca e coste

20161121_113049I prezzi sono esposti (e democratici) all’interno del locale accogliente e informale, dove poter mangiare seduti il proprio trancio o portarlo nella vicina Piazza Maggiore.

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I ragazzi sono tutti giovani e con molta voglia di fare, si alternano nello svegliarsi all’alba per infornare pane, pizza e croissant e per fare le consegne a domicilio, sono disponibili e sorridenti. Sono all’inizio del loro percorso siamo sicure che ne vedremo delle belle!

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Brisa, Via Galliera, 34d – Bologna

 

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La Buona Pizza su Alice TV

Cosa fate questa sera? Noi vi suggeriamo di guardare la puntata di Alice Club, il programma condotto da Francesca Barberini su Alice Tv (canale 221) alle 20,30 perché io (Tania) e Marzia Buzzanca vi raccontiamo, ancora una volta, il libro La Buona Pizza (come aveva preannunciato nel post Luciana).

Intanto vi sveliamo qualche anteprima del backstage

… al trucco e parrucco

… alla definizione dei dettagli

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Marzia Buzzanca e Francesca Barberini

…. al “ciak si gira”

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Marzia, Tania e Francesca

… alla soddisfazione finale

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Marzia, Tania e Francesca

…  all’assaggio della pizza Aquilana

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Giampaolo Trombetti

… alla foto di rito

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Tania, Marzia, Francesca e Giampaolo

…. e anche questa è andata… alla grande!

Un grazie speciale a Francesca, bravissima e dolcissima come sempre, a Giampaolo Trombetti e Alfonso, professionali e disponibili, che ci hanno invitato e “sostenuto” in questa divertente esperienza!!!! E per chi non fosse riuscito a vedere la puntata di stasera c’è la replica domani, 11 novembre, all’ora di pranzo, 12,30/12,40 sempre su AliceTV

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Schiaccia e sapori toscani a Roma

LA SCHIACCIATERIA dei MALEDETTI TOSCANI è un locale nuovo a pochi metri da Piazza Sempione, un posto dove bere un buon bicchiere di vino e “fare merenda dopo il lavoro”, come i veri toscani DOC. Salumi e formaggi, Lampredotto e Peposo, Crostini e Cocci di Pappe, Zuppe e Cacciagione… tutto ruota intorno alle Schiacciate.

Ma cosa sono le schiacciate? La schiacciata detta anche “ciaccia” (ad Arezzo e in Valdichiana) o “schiaccia” o “stiacciata” o “schiacciata all’olio” (per distinguerla dalla schiacciata fiorentina, che è invece un dolce), era un tipico piatto contadino, di origini tanto antiche quanto incerte.

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In origine era un disco di pasta ottenuto amalgamando acqua e cereali vari macinati, poi “schiacciato” per poter essere cotto su pietre rese roventi dal fuoco: una preparazione che doveva corrispondere a quella della “placentia” degli antichi Romani, descritta da Catone il Vecchio, dalla quale derivano anche gli altri “pani schiacciati” dell’Italia centrale come la torta al testo umbra. Poi, nel Medioevo, in Toscana si passò alla cottura al forno. Nella tradizione panificatrice della regione, i contadini facevano il pane una volta alla settimana. Riempivano il forno con tante schiacciate che facevano da “indicatore” sulla temperatura giusta per infornare il pane. L’impasto della schiacciata, infatti, era lo stesso del pane: acqua, farina e lievito, con l’aggiunta dell’olio extravergine d’oliva e, in superficie, del sale. Semplice e perfetta per essere farcita con salumi, verdure e formaggi. L’aspetto è quello tipico della “pizza bianca”, simile a quello della focaccia ma meno oleosa e meno morbida, con diversi gradi di croccantezza a seconda della località.

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La schiacciata è quindi una focaccia tipica della Toscana, cotta in forno, condita con olio di oliva e salata. Prima di metterla in forno, si comprime con le dita l’impasto in alcuni punti, perché si formino, dopo cotta, i caratteristici “buchi” (se unta con lardo si chiama schiacciata unta). Calda e appena sfornata è buonissima così, ma acquista valore e completezza, se accompagnata o farcita con salame, capocollo, finocchiona, prosciutto crudo e pecorino di media stagionatura, tutte eccellenze che potete trovare alla Schiacciateria.

Qui la schiacciata è quella tipica toscana, condita in superficie con olio evo e sale grosso, che viene realizzata a lievitazione naturale con farina zero, integrale e lievito madre. Una rivisitazione moderna – l’aggiunta di farina integrale – affidata al celebre panificio Marè di Roma, che ha saputo interpretare le esigenze della proposta culinaria del locale.

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L’idea nasce da 3 amici, uno chef, uno sportivo, un fonico, Ciro del Pezzo, Marco Morzilli e Giacomo Calconi, una lunga amicizia nata tra i banchi di scuola e da un sogno condiviso: aprire un ristorante. Ristorante che aprono nel quartiere Prati, a Roma, dal nome singolare ma evocativo, i “Maledetti Toscani” e che, solo dopo un anno decidono di fare il bis con un offerta gastronomica simile, lo street food toscano e la tipica schiacciata della LA SCHIACCIATERIA dei MALEDETTI TOSCANI.

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Dunque a questa focaccia bassa che viene farcita con i grandi salumi e formaggi toscani, si affianca tutta una lunga serie di preparazioni tipiche servite nei cocci e sui taglieri gastronomici accompagnando la “frugale merenda” a vini rossi e bianchi in bottiglia o alla mescita: etichette scelte con cura tra celebri e piccoli produttori rigorosamente toscani. Lampredotto e Peposo, Crostini e Carabaccia Cocci di Pappe e Zuppe, Cacciagione, Cantucci e dolci golosi. Ecco quello che abbiamo assaggiato.

Pappa al pomodoro

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Ribollita

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Carabaccia gratinata

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Finocchiona, capocollo, lardo di colonnata, salame, crudo e soppressata toscani, salumi di Cinta Senese e Grigio del Casentino Presidio Slow Food e ricotta di capra

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Peposo

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Ricotta di capra

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Baccalà mantecato e puntarelle

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Dolci

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Il cibo e buono e semplice ma non scontato, l’ambiente è vero e familiare, c’è un atmosfera genuina da taverna moderna, dove ci si sente subito a proprio agio, un luogo dove l’accoglienza, il sapore e le generose porzioni sono di casa.

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LA SCHIACCIATERIA dei MALEDETTI TOSCANI

Viale Gottardo, 35  – 00135 Roma (zona Piazza Sempione)

Tel: 06 9436 8688

Martedì, Mercoledì, Giovedì e Domenica 19:00 – 01:00

Venerdì e Sabato 19:00 – 02:00

Lunedì chiuso

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Le pizze fritte di Ciro Salvo alla cena Stellata al Carcere di Poggioreale

Anche la pizza sarà tra le protagoniste della “Cena Stellata a Poggioreale” di martedì 18 ottobre presso la Casa Circondariale di PoggiorealeCasa Circondariale di Poggioreale. Il progetto, che punta alla formazione e al reinserimento lavorativo dei carcerati, nasce dall’ Associazione “Il Carcere Possibile” condivisa con la Direzione dell’Istituto e realizzata con il supporto no-profit dell’Associazione Wine&Thecity.

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Tre chef stellati, tre brigate di detenuti e un pizzaiolo in una struttura storica di detenzione (1905) che per la prima volta apre le sue porte al pubblico per dimostrare come anche la cucina possa diventare occasione di riscatto sociale, momento di condivisione e crescita personale. Questi i protagonisti della serata: Marianna Vitale di Sud Ristorante di Quarto, Peppe Guida di Antica Osteria Nonna Rosa di Vico Equense e Alfonso Caputo de la Taverna del Capitano di Nerano e il pizzaiolo Ciro Salvo della pizzeria 50Kalò.

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Questa cena a più mani e aperta ad un pubblico di settanta persone ha anche lo scopo di raccogliere fondi a sostegno dei progetti dell’Associazione il Carcere Possibile e in particolare per trasformare l’iniziativa in un laboratorio permanente di cucina per i detenuti del carcere

Ciro Salvo apre la serata con un aperitivo di pizze fritte, segue la cena servita nella navata della chiesa, in abbinamento ai vini dell’azienda vitivinicola Villa Matilde. Tre portate e il dessert offerto dalla storica Pasticceria Mennella di Torre del Greco.

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Per partecipare alla cena è prevista una donazione di 75 euro.

I posti sono limitati.

Per conoscere tutte le modalità di partecipazione:

info@wineandthecity.it  Tel. 081 681505

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La Bufalaccia di Palermo

Palermo è una di quelle città dove lo street food regna sovrano: puoi mangiare in ogni angolo di strada e nei mercati perchè l’offerta è varia e diversa. Ovunque ti giri c’è l’imbarazzo delle scelta: pane e panelle, sfincione, babbaluci, arancine, pan ca’ meusa, frittole, crocchè di patate, stiggliole…

Ma noi volevamo assaggiare una pizza, quella classica, e così siamo andate a provare La Bufalaccia. In pieno centro, il locale è molto carino e piacevole, con luci soffuse e colori caldi, un grande forno a legna e personale di sala discreto ma presente.

Qui si mangia la pizza napoletana, quella con il cornicione alto che i palermitano apprezzano molto e che amano molto farcita. Gli ingredienti vengono selezionati con cura e anche gli impasti sono buoni (usano farina campana di cui fanno un blend con una percentuale bassa di grani siciliani quali la farina di grano Tumminia e Russello) anche se rischiano di perdersi nella ricca farcia delle pizze. Le pizze sono molto cariche perché “qui la vogliono così” quindi non è stato possibile assaggiare i fritti e gli antipasti che sembravano molto sfiziosi!

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Menù ricco con tante proposte diverse: Calzoni e pizza fritta, Classica, Tradizione quasi napoletana, Gusto ricco, Le trazzere del gusto, La tramontina, La bufalaccia, Territorio siciliano, Novità 2016, Del posto e Pizze Dolci.

Noi ne abbiamo provata qualcuna.

Monrealese con ricotta di pecora, cipolla rossa a crudo, caciocavallo, pangrattato, pomodoro, acciughe e pomodoro fresco

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Verdure grigliate, miele di ape nera sicula e mozzarella di bufala

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Nebrodi con i gusti dei monti Nebrodi della Sicilia orientale pomodoro, mozzarella fior di latte, provola affumicata, ricotta di pecora infornata, guanciale di maiale al pepe nero, salame di Sant’Angelo e pistacchio di Bronte.

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Con il pesto

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E qualche dolce, golosissimo.

La Bufalaccia

Via De Cosmi, 13, Palermo

Aperto solo la sera

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Farinata e Pizza al padellino a Torino

Se sono a Torino cerco sempre di andare a mangiare la farinata e la pizza al padellino: l’adoro e faccio fatica a trovarle in altre città! In occasione del Salone del Gusto sono andata a provare  Pà e Fioi, aperto da poco e poco distante da piazza Borromini, un nuova pizzeria sorella della ben più nota Cit Ma Bon (poco distante dalla Gran Madre), storica insegna torinese per la farinata e la pizza al padellino che però è chiuso la domenica sera.

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La Farinata è fatta con farina di ceci, acqua, sale e olio extra vergine di oliva è un piatto tipico della Liguria ed è talvolta arricchita con rosmarino. Non è difficile da fare quanto da cuocere perché la cottura presuppone un forno a legna e una certa abilità nello “spezzare” l’olio dai bordi verso il centro della teglia (che deve essere bassa e in rame stagnato). Dopo che viene cotta assume un vivace colore dorato e, pur essendo sottile, ha una bella crosta croccante e un cuore morbido. Molti aggiungono il pepe alla fine ma a me piace così, in purezza.

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Solitamente si mangia come spezza fame a cui spesso segue la pizza tonda cotta nei classici padellini di alluminio (con un diametro di circa 20/25 cm). Non è né una pizza con cornicione né una focaccia, ma ha due caratteristiche formidabili: la pasta rimane soffice e, allo stesso tempo, ha una crosta croccante che sembra quasi fritta dovuta all’olio con cui si unge il padellino. Questo perché dopo aver fatto una prima lievitazione l’impasto viene steso e lasciato abbastanza alto in modo che continui a crescere in frigo a temperatura controllata, per essere poi farcita e cotta in forno. Dopo la cottura viene estratta con una paletta in modo da essere portata al tavolo senza il padellino.

Ne abbiamo assaggiato un paio, giusto per capire se era buona…

La classica Margherita

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con pomodoro fresco, mozzarella, rucola e scaglie di parmigiano (di cui si può ammirare la crosta “nuda”)

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Per chiudere abbiamo mangiato una torta della nonna con gelato alla crema, che però, al contrario della pizza, non ci ha entusiasmato.

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Pizza e farinata erano ottime! Credo che sarà un posto dove tornerò spesso e che vi consiglio di provare!

Pà e Fioi

Corso Casale, 100 – Torino

Telefono 0112079604

Aperto anche a pranzo dal giovedì al sabato

 

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Salone del Gusto: the day after

Salone del Gusto andata e ritorno. Vi avevamo anticipato che avremmo avuto una serie di presentazioni del libro a Torino e ora vi raccontiamo come sono andate.

Torino ci ha accolto splendida splendente (sono di parte lo so, ma chi potrebbe dire il contrario?), con un Salone itinerante per la città  che è stato un vero successo! Invasa dai turisti e dai visitatori (si parla di 500.000 persone solo la domenica che non hanno agevolato il lavoro degli addetti ai lavori) ha dato un allure metropolitano alla “piccola Parigi” piemontese.

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Serata da ricordare quella del 22 dove al Punto di Vista, di fianco alla Gran Madre, abbiamo avuto un testimonial d’eccezione, Samuel dei Subsonica, che ha molto apprezzato la pizza di Luca Tomaino con pomodorino giallo di Lucullo e la Margherita con la mozzarella di Mimmo La Vecchia, le birre di Birra del Borgo e i cocktail di Salvatore Romano.

La brillante moderazione di Paolo Vizzari ha saputo stimolare molte domande tra il pubblico presente mettendo sotto torchio il giovane Stefano Vola presente all’incontro in un clima amichevole e curioso.

Il giorno dopo, venerdì 23, in un Parco del Valentino super affollato abbiamo assistito alle infinite code presso lo stand del Mulino Marino, dove Bonci & Co. hanno sfornato pizze a pieno ritmo e noi autografavamo libri.

Per l’ora del tè abbiamo preferito bere birra e mangiare pizza (ancora, direte voi?): insieme all’amica giornalista Eleonora Cozzella (potremmo chiamarci le Fab Four dei carboidrati, visto che noi scriviamo di pizza ed Eleonora ha appena pubblicato il libro “Pasta Revolution”…) abbiamo parlato di grano, farina, birra e pizza insieme a Fulvio Marino, Leonardo di Vincenzo, Stefano Vola e Gabriele Bonci che, ancora una volta, ha sottolineato l’importanza del biologico e del lavoro dei contadini.

Dopo questa giornata entusiasmante abbiamo chiuso con una cena “tutta pasta” del Pastificio di Martino, dove lo chef Peppe Guida ci ha deliziato tra “a devozione” e le graffe fritte.

Il giorno dopo la libreria La Torre di Chieri ci ha ospitate per presentare il libro (Luciana e Alessandra – ahimè – erano in partenza) che ha riscosso molto successo e dove non sono mancati gli interventi anche dopo la degustazione delle mozzarelle di bufala del Caseificio Il Casolare e la birra di Birra del Borgo.

Stanche ma felici, continueremo il nostro tour che prevede la presentazione del libro a Londra domani sera presso “The Italian Job”  (13 Devonshire Road, W4 2EU Londra) con le pizze di Stefano Callegari. Vi aspettiamo!

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#PizzaInnovation: a Taste of Excellence con Bonci e Seu

“Il pizzaiolo oggi e’ un mestiere che unisce arte e scienza, creativita’ e conoscenza tecninca”. Con questa frase tratta da La Buona Pizza – ne siamo onorate! – era introdotto l’incontro dedicato al tema dell’innovazione nella pizza che si e’ svolto sabato 26 novembre in occasione di Taste of Excellence, la manifestazione dedicata alla food innovation in programma dal 25 al 28 Novembre a Roma. A parlarne in una sala stracolma, moderati da Lorenzo Sandano e insieme a Gabriele Bonci, Pier Daniele Seu e Gian Marco Tognazzi – in vese di produttore di vino con La Tognazza e di appassionato di pizza e gastronomia – c’eravamo anche noi. Continua a leggere “#PizzaInnovation: a Taste of Excellence con Bonci e Seu”

SIAMO FRITTI, la pizza fritta napoletana incontra la Versilia

La pizza fritta sbarca in Versilia! Domani, giovedì 24 novembre, il pizzaiolo napoletano Aniello Falanga sarà protagonista della prima serata evento SIAMO FRITTI nella pasticceria (ma anche caffètteria, cioccolateria e bistrot super-chic) Il Duomo, inaugurata da pochi giorni a Pietrasanta nella storica piazza del Duomo.
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Aniello Falanga ama raccontare la grande tradizione della pizza e dei fritti, cibi da strada per eccellenza della tradizione napoletana, con tecniche moderne che ne esaltino il sapore e la qualità.
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E saranno i classici della frittura partenopea i protagonisti della serata SIAMO FRITTI di cui vi diamo qualche anticipazione, giusto per farvi venire l’acquolina in bocca: crocché di patate, frittatina di pasta con cuore di ragù napoletano, pizza fritta montanara con pomodorino del Piennolo del Vesuvio e mozzarella di bufala campana Dop, pizza fritta ripiena di cicoli e ricotta, pizza fritta ripiena di scarola, fior di latte, olive itrane e chiapparielli (capperi di Salina).
fritta-anielloIn abbinamento ci sarà Prosecco Biancavigna (20 € una bottiglia ogni 2 persone o bevanda in alternativa) e Champagne Bruno Paillard (30 € una bottiglia ogni 4 persone).champagne-paillard
Per prenotazioni e informazioni chiamare il numero 0584 70174 e fatelo in fretta perchè i posti sono quasi esauriti!

La Buona Pizza a Faenza, una serata tra bonta’ e cultura

Altra tappa del tour di presentazione on the road – naturalmente – del nostro libro: questa volta, giovedi’ 17 novembre, siamo tornate a Faenza dopo poco piu’ di un anno dalla nostra visita per assaggiare, esplorare e raccontare ‘O Fiore Mio. Noi ci sentiamo molto fortunate perche’ questo lavoro, oltre a farci scoprire angoli incantati d’Italia e persone meravigliose, ci ha portato anche a presentare il libro in luoghi dove non avremmo mai pensato di poter portare la pizza. Dopo l’emozionante “prima” di luglio a Napoli, al Museo di Capodimonte, questa volta – grazie a Matteo Tambini e Davide Fiorentini – siamo state ospitate dalla bella Biblioteca Manfrediana di FaenzaBiblioteca Manfrediana di Faenza e dalla sua direttrice Daniela Simonini insieme al Vice Sindaco Massimo Isola. Con noi anche Giorgio Melandri, giornalista enogastronomico curatore di Enologica, e la giornalista americana Carla Capalbo che ha raccontato l’Italia bella e buona nei suoi libri ed e’adesso al lavoro su un nuovo titolo dedicato alla Georgia. Continua a leggere “La Buona Pizza a Faenza, una serata tra bonta’ e cultura”

Contaminazioni di pizza a Firenze

Anche durante la Biennale Gastronomica di Firenze c’era la pizza e la Buon Pizza!

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Un intera giornata dedicata allo street food più famoso del mondo dove Graziano Monogrammi, Giovanni Santarpia, Massimo Giovannini e Paolo Pannacci hanno presentato la nuova associazione no profit Pizza&Peace.

Paolo Pannacci ci racconta questo “progetto che parla di pizza nel centro della Toscana. Abbiamo sentito la necessità di costruire e contribuire a questo mondo che, oggi più che mai, ha bisogno di crescere ed evolversi. Cogliamo l’occasione per mostrarvi in anteprima il nostro logo che contiene principi nuovi ed innovativi: Pizza&Peace, Educazione Cultura dove la pace è il punto di partenza per fare cultura ed educazione”.

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E continua Massimo Giovannini “una pizza senza confini culturali per portare avanti quei valori che la rendono un prodotto di qualità, valori quali la conoscenza dell’impasto, del lievito, dei tempi di maturazione e lievitazione, perché la pizza è il risultato di qualcosa di concreto, ragionato e pensato” .  Così Graziano Monogrammi commenta “ognuno di noi ha portato la propria esperienza per costruire e condividere questo percorso che ci porterà a crescere tutti insieme. Bisogna fare sistema per migliorarsi: se ci aiutiamo possiamo avere maggiori risultati”. E chiude Giovanni SantarpiaE’ importante che chiunque possa partecipare a questo progetto, bisogna annullare muri e confini e creare insieme per fare e dare cultura”. 20161115_124125

Grandi entusiasmi e voglia di fare per questi “quattro moschettieri” toscani che, da buoni guasconi, hanno le idee molto chiare su come muoversi: “in primavera ci sarà un grande evento, Contaminazione di Pizza, nella città di Firenze dove ogni partecipante proporrà la sua pizza tra show cooking e momenti di confronto tra pubblico e pizzaioli”. 20161115_124037

A moderare l’incontro Sabino Bernandino, medico con una grande passione per il disco bianco di qualsiasi latitudine, che ha evidenziato come questo sia un momento felice anche per i progetti editoriali che la riguardano, citando il nostro “La Buona Pizza” che è stato presentato al pubblico alle ore 17, ma anche i libri “Where to eats pizza”, la prima guida mondiale sulle pizzerie, e il progetto di Slow Food “Pizza una grande tradizione italiana” di cui è, di entrambi, collaboratore. 20161115_115858

Intanto proprio durante questa Biennale hanno “dato un assaggio” di cosa intendono loro per contaminazioni di pizza: un unico impasto pensato insieme che ognuno di loro ha cotto e farcito secondo il proprio gusto.

Così Pannacci propone una pizza cotta al vapore con pomodoro pacchetelle spadellata, mozzarella di bufala del Caseificio il Casolare, pesto di basilico e semi di sesamo, alici e origano.

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Monogrammi fa una pala alla romana farcita detta “cioccolatino” con crema di topinanbur, soppressata di maialino toscano e cinta senese bollita senza conservanti né aromi naturali, e zest di limone.

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Govannini fa una pizza con ricotta di bufala del Caseificio il Casolare, cavolo cappuccio viola spadellato, sale a scaglie e prosciutto crudo toscano 22 mesi.

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E infine Santarpia ha fatto una classica pizza alla napoletana, la Margherita.

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Una giornata dove abbiamo raccontato il nostro libro nei minimi dettagli, abbiamo assaggiato le buonissime pizze contaminate e abbiamo re incontrato molti amici del settore!

 

Happy BirthDea bendata!

Tre anni fa Ciro Coccia decide di rendere omaggio alla pizzeria di famiglia “Fortuna“, aprendo una sua pizzeria a Pozzuoli e chiamandola “La Dea Bendata“. Di sicuro un pizzico di fortuna aiuta sempre, ma qui parliamo di un maestro pizzaiolo, della sua arte e della sua cortesia, sempre sorridente e gentile.

Decide di festeggiare La sua Dea con un pranzo domenicale fra amici, in un luogo immerso nella natura nel cuore dei Campi Flegrei. Non solo pizze fritte per l’occasione, invita a cucinare assieme a lui e al suo staff anche La Bottega dei Parchi, il pub di mare Bubba Pub, la Fattoria Veneruso con i suoi assaggi di carne, i formaggi di Sogni di Latte e il panificio Malafronte. I gelati sono opera di Vanilla Ice Lab, I panettoni di Mennella e le paste di mandorla di Mandorlada.

Ferrarelle, Menabrea, Cantine Di Criscio e l’Antica Distilleria Petrone si alternano per il beverage e per finire le miscele di caffè Amoy.

Ciro ha pensato a tutto, i bambini si sono cimentati in una piccola esperienza da “Pizzaioli per un giorno” fra farina, impasti e tante risate.

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Una piacevole domenica novembrina, dall’aria frizzante ma non troppo, passeggiando fra gli alberi e la natura di Bacoli…natura ormai cara a Ciro Coccia, che proprio in questi giorni, in collaborazione con Enzo Dimeo, sta seminando nel suo nuovo orto ai piedi dell’Acropoli di Cuma.

Fra poco più di un mese infatti, alla Dea Bendata sarà possibile ordinare pizze a Km zero, farcite con gli ortaggi provenienti dal suo raccolto e con l’aiuto della biologa nutrizionista Concetta Mauriello si comincerà a lavorare anche sull’aspetto salutare della pizza. Stay tuned!

L’augurio più grande che possiamo fare a Ciro per questo terzo anno, noi di PizzaOnTheRoad è ovviamente il terzo spicchio!

 

Da Gigione il panino omaggia la pizza

Pizza vs Panino? E perche’ mai. Anche se ci hanno provato, a contrapporre il piu’ amato cibo da strada (e non solo) italiano con l’emblema del fast food di stampo americano (vedi lo spot di McDonald “contro” la pizza e la risposta napoletana) ma in quel caso si trattava di due mondi diversi. Se invece il panino – anche con l’hamburger dentro o comunque con una buona dose di proteine ad accompagnare i nostri amati carboidrati – e’ di qualita’, allora e’ tutta un’altra storia. Entrambi cibi popolari e versatili, i due non solo possono coesistere anche sulla stessa tavola, ma anzi si dichiarano stima reciproca. Cosi’, se a I Tigli Simone Padoan mette in carta il buonissimo Tigli-Burger (focaccia con hamburger di manzo, provola affumicata, spinaci e pomdoro confit) ora da Gigione – la braceria e hamburgeria di Pomigliano d’Arco, vicino Napoli – arrivano anche i panini creati come omaggio alle pizze di quattro (anzi cinque) grandi maestri pizzaioli. Insomma, panini non qualsiasi per pizze non qualsiasi!
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Pizzaiolo per un giorno con Pizza Experience

Ogni giorno, durante le navigazioni sul web, ma anche per strada, ci passano davanti innumerevoli immagini di pizza succulenta, superfarcita, bella e pronta…e se ci chiedessimo che lavoro c’è dietro un risultato come questo?

Giovanni Improta e Rosario Piscopo, pizzaioli napoletani doc, hanno ideato il nuovissimo format “Pizza Experience”: non solo un viaggio esclusivo alla scoperta delle tradizioni e dei segreti della pizza napoletana, ma un’esperienza divertente nella quale sarà possibile vestire i panni di un vero pizzaiolo per un giorno.

Alessandra Farinelli Shooting per Hotel Caesar Augustus

Sono due le formule alle quali è possibile partecipare: “Fatte ‘na Pizza”, alla pizzeria al 22 della Pignasecca – la storica strada sede di antico mercato popolare – e “Guarda che pizza”, alla pizzeria di Rosario Piscopo in via Egiziaca a Pizzofalcone, alle spalle della famosa piazza Plebiscito.

“Guarda che Pizza” è il corso per chi vuole vincere facile, il pizzaiolo Rosario Improta farà tutto il lavoro per voi, introducendo cenni storici della pizza napoletana partendo da Raffaele Esposito (se non sapete chi sia, dovete proprio partecipare al corso!). Vi dimostrerà come impasta a mano e la successiva preparazione dei panetti di pizza, approfondendo il discorso della lievitazione e digeribilità a cui tutti, al giorno d’oggi, sono interessati. Preparerà ed infornerà la pizza davanti ai vostri occhi ed infine potrete degustare i suoi fritti e una pizza della tradizione.

Noi invece siamo state al primo appuntamento di “Fatte ‘na Pizza”, Domenica 6 novembre. Un corso di 4 ore tenuto per un massimo di 12 partecipanti durante le quali, dopo il caffè di benvenuto rigorosamente preparato con la tipica cuccumella napoletana, ci si cimenterà nella preparazione dell’impasto, con approfondimenti sulla lievitazione e sulla sua maturazione, la stesura di un panetto, la preparazione degli ingredienti sulla pizza e la cottura in forno…e dopo pochi minuti potrete mangiare la pizza appena fatta da voi piegandola in quattro parti (a Napoli si dice “a portafoglio“).

Nonostante abbiamo assistito centinaia di volte alla preparazione di una pizza, provarci con le proprie mani fa rendere conto di quanto sia difficile la manualità di ogni step e quanto le gesta dei pizzaioli disinvolti a cui siamo abituati non abbiano nulla di così fluido quando a provarci è uno di noi.

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Il corso “Fatte ‘na Pizza” dura 4 ore, dalle 10 alle 14, compreso di una degustazione finale di pizze, ma l’experience non finisce quando salutiamo i maestri, perchè avrete i compiti a casa. Ognuno avrà il proprio pacchetto con il panetto impastato al mattino da lasciar riposare fino a sera, per poi provare ad infornarlo a casa!

Alessandra Farinelli Shooting per Hotel Caesar Augustus

Che vogliate cimentarvi nella preparazione della pizza o siate interessati a solo vedere come si fa, alla fine di ogni corso riceverete un gadget e un attestato di partecipazione.

“Fatte ‘na Pizza” – Pizzeria al 22
via Pignasecca, 22
Durata: 4 ore (inclusa degustazione)
Orari: dalle ore 10.00 alle 14.00
PROSSIMO APPUNTAMENTO 13 novembre ore 10

“Guarda che Pizza” – Pizzeria Rosario Piscopo
via Egiziaca a Pizzofalcone, 100
Partecipanti: Min 6 – Max 28
Durata: 2 ore e 30’ (inclusa degustazione)
Orari:
Giovedì e Venerdì dalle ore 17.00 alle 19.30
Sabato e Domenica dalle 10.00 alle 12.30
PROSSIMO APPUNTAMENTO 2 dicembre ore 17

Sul sito pizzaexperience.it troverete tutte le date dei prossimi appuntamenti e avrete la possibilità di prenotare il vostro corso online.

Chi prova a tirarsi indietro con scuse del tipo “non ho tempo”, “sono troppo impegnato” ascolti un consiglio spassionato: impastare è un ottimo antistress!